La Pomigliano di Via Solferino
Un direttore in difficoltà che alza il tiro per provare a uscire a testa alta da una situazione complicata, o una redazione refrattaria alla rivoluzione che Internet ha portato nel mondo del giornalismo? La lettera con cui Ferruccio de Bortoli giovedì pomeriggio chiedeva, senza troppa delicatezza, alla redazione del Corriere della Sera più elasticità nei confronti dei cambiamenti dell’edizione on line del giornale, ha prodotto una reazione dura (e molto tradizionale) del comitato di redazione.
21 AGO 20

Un direttore in difficoltà che alza il tiro per provare a uscire a testa alta da una situazione complicata, o una redazione refrattaria alla rivoluzione che Internet ha portato nel mondo del giornalismo? La lettera con cui Ferruccio de Bortoli giovedì pomeriggio chiedeva, senza troppa delicatezza, alla redazione del Corriere della Sera più elasticità nei confronti dei cambiamenti dell’edizione on line del giornale, ha prodotto una reazione dura (e molto tradizionale) del comitato di redazione: due giorni di sciopero, edicole disertate e sito fermo. De Bortoli, paragonato da tanti al Marchionne di Pomigliano, chiede ai redattori di sedersi intorno a un tavolo per “stringere un nuovo patto interno all’altezza delle nostre sfide professionali ed editoriali”. A patto che cadano una serie di piccoli privilegi giudicati anacronistici dal direttore. Una serie di “non è più accettabile” scandiva il ritmo di una lettera che è stata letta come un “attacco mosso contro le tutele e le regole che garantiscono la libertà” del lavoro.
Il passaggio dalla carta al Web è argomento discusso da anni nelle redazioni, ma mentre fino a ieri il dibattito era attorno alla monetizzazione dei contenuti, il direttore del Corriere sembra averla spostata sul ruolo dei sindacati. Un utilizzo primonovecentesco del cdr non è compatibile con i ritmi del giornalismo via web, per questo de Bortoli minaccia di far saltare i patti integrativi se non si troverà un accordo. In Via Solferino la lettera ha fatto discutere, tanto che nella redazione di Milano sono stati diciotto i voti contrari allo sciopero. Dal cdr fanno sapere che “la lettera è condivisibile al novanta per cento”, il problema sorge là dove senza contradditorio de Bortoli “prefigura l’esito delle trattative”. Già dal 2005, dicono al Corriere, i redattori chiedevano più attenzione al multimediale, per questo, a loro parere, il punto non è il Web. “Sono ottimista sulle trattative, non vedo elementi di discordanza”, dice al Foglio un membro del cdr.
I più maliziosi leggono in questa mossa un modo per tutelarsi dietro a un impotente “vorrei fare certe cose, ma come vedete me lo impediscono”. Lo scontro tra de Bortoli e il cdr arriva su temi apparentemente minori, proprio dopo che il piano di uscita dallo stato di crisi sembrava superato senza tragedie. All’apparenza non c’è un casus belli particolare, ma una serie di piccoli scontri che hanno portato il direttore a fare questa uscita (non senza avere sentito i soci più influenti del cda, dicono in molti). Difficile dire come andrà a finire, ma è verosimile che la prima mossa toccherà a de Bortoli: la lettera-manifesto dovrà ora essere riempita di indicazioni puntuali, richieste esplicite e concrete sulle quali sfidare i giornalisti, troppo spesso allergici ai cambiamenti e innamorati delle posizioni consolidate.